di K. Apuzzo, F. Calin, G. De Carolis, M. Della Ragione
Lidia Poët è una figura che sembra uscita da un romanzo, ma la sua storia è reale ed è anche
piuttosto dura.
Nata nel 1855 in Piemonte, in un’Italia profondamente tradizionalista, Lidia Poët fu una donna
determinata e curiosa che scelse di studiare legge quando quasi nessuna donna lo faceva; nel 1883
riuscì a iscriversi all’albo degli avvocati di Torino, un traguardo straordinario che però fu un sogno
di breve durata infatti, dopo pochi mesi la sua iscrizione venne annullata con la motivazione che
una donna fosse “inadatta” alla professione forense; un’idea oggi assurda ma allora fortemente
condivisa. Nonostante questo ostacolo, Lidia non si arrese e continuò a lavorare nello studio del
fratello, come assistente legale, seguendo casi e difendendo persone senza un riconoscimento
ufficiale, esercitando di fatto la professione. Solo nel 1919, grazie a una legge che aprì alcune
professioni alle donne, poté finalmente iscriversi di nuovo all’albo quando aveva ormai più di 60
anni, divenendo simbolo di un percorso lungo e difficile verso i diritti femminili e dimostrando che
la determinazione può resistere anche quando il sistema dice di no.
Perché il nome Lidia Poët è tornato alla ribalta e perché come classe siamo giunti a conoscere la
sua storia?
Negli ultimi anni Lidia Poët è tornata alla ribalta grazie a una più ampia riscoperta di figure storiche
dimenticate, in particolare donne che, pur avendo compiuto imprese straordinarie, erano rimaste ai
margini dei racconti ufficiali; la sua storia si inserisce perfettamente in questo contesto, come
esempio di pioniera capace di sfidare un sistema chiuso e maschile e di parlare oggi al presente più
di quanto facesse in passato; a rafforzare questa nuova attenzione ha contribuito in modo decisivo
anche il successo della serie “La legge di Lidia Poët” su Netflix, che ha trasformato una figura poco
conosciuta in un personaggio iconico, mescolando elementi di intrattenimento come casi giudiziari,
mistero e relazioni personali in una narrazione coinvolgente e accessibile, capace di rendere la
protagonista sorprendentemente contemporanea nonostante il contesto ottocentesco e di permettere
al pubblico di immedesimarsi facilmente anche senza conoscenze storiche specifiche, mentre la
distribuzione globale ha ampliato la portata della sua storia oltre i confini italiani, alimentando
curiosità e interesse a livello internazionale. Noi come classe siamo venuti a conoscenza di questa
emblematica donna tramite il laboratorio di lingua italiana svolto durante l’anno con la prof.ssa.
Carlucci Mariolina.
La differenza tra la storia e la serie?
La differenza tra la storia reale di Lidia Poët e la sua
rappresentazione nella serie “La legge di Lidia Poët” sta
soprattutto nel modo in cui il racconto è stato adattato per
l’intrattenimento: nella realtà, la vita di Lidia fu segnata
principalmente da una lunga battaglia legale e sociale per poter
esercitare la professione, fatta di studio, lavoro “dietro le
quinte” nello studio del fratello e attesa di un riconoscimento
che arrivò solo nel 1919; mentre, nella serie la sua figura viene
resa molto più dinamica e romanzata, trasformandola in una
protagonista coinvolta direttamente in casi giudiziari
complessi, indagini e situazioni quasi investigative che nella
realtà non sono documentate in quel modo; altro aspetto il
carattere viene enfatizzato, rendendola più moderna nei
comportamenti e nel linguaggio, per facilitare l’identificazione
del pubblico contemporaneo; per quanto riguarda le relazioni
personali, eventi e tempistiche sono spesso modificati o
inventati per esigenze narrative, creando una versione più
spettacolare e immediata della sua storia che, però, pur
prendendosi diverse libertà ha il merito di far conoscere al
grande pubblico una figura storica importante che altrimenti
resterebbe poco nota. Quindi la serie rimane avvincente e accattivante perché allarga l’orizzonte
mentale soprattutto per quel che riguarda i diritti della donna ancora oggi.
K. Apuzzo, F. Calin, G. De Carolis, M. Della Ragione