Di Giulia D'Acampo e Susanna Ghio
Un viaggio nella quotidianità degli studenti tra ansia, studio, rapporti con i professori e distrazioni digitali.
Ogni mattina migliaia di studenti entrano in classe con lo zaino sulle spalle e un peso invisibile nella mente: l’ansia.
Verifiche, interrogazioni, aspettative dei genitori e confronto continuo con i compagni rendono la vita scolastica un percorso a ostacoli.
La scuola non è fatta solo di libri e voti, ma anche di emozioni, paure, sogni e insicurezze.
L’ansia delle verifiche è uno dei problemi più diffusi. Molti ragazzi raccontano di sentirsi bloccati davanti al foglio o alla cattedra.
«Quando so che c’è un’interrogazione, mi viene il mal di stomaco e non riesco a dormire», dice Martina, 16 anni.
«Ho studiato, ma ho sempre paura di fare scena muta». Anche Luca, 17 anni, conferma: «A volte so le cose, ma l’ansia mi fa dimenticare tutto».
Per non impazzire, organizzare lo studio è fondamentale. Alcuni usano l’agenda, altri le mappe concettuali o le app sul telefono.
«Divido lo studio in piccoli obiettivi», racconta Giulia. «Così non mi sento sopraffatta e riesco a concentrarmi meglio».
Imparare a gestire il tempo aiuta anche a trovare spazio per il riposo e per le passioni.
I social network hanno un ruolo doppio nella vita scolastica. Da una parte aiutano: gruppi WhatsApp per gli appunti, video spiegazioni,
confronto con i compagni. Dall’altra parte distraggono. «Inizio a studiare e dopo cinque minuti sono su TikTok», ammette Marco.
La concentrazione diventa difficile e il tempo vola senza accorgersene.
Importante è anche il rapporto con i professori. Quando c’è dialogo e comprensione, lo studente si sente più sicuro.
«La mia prof mi incoraggia e mi fa sentire capace», racconta Sara. Altri, invece, sentono solo pressione e giudizio.
«A volte sembra che contino solo i voti, non come stiamo», dice Davide.
Secondo Elena, 15 anni, «la scuola dovrebbe insegnarci anche a gestire l’ansia e le emozioni, non solo le materie».
Molti studenti chiedono più ascolto, più empatia e meno paura di sbagliare.
La scuola dovrebbe essere un luogo di crescita, non solo di valutazione.
Capire davvero cosa vivono gli studenti è il primo passo per costruire un ambiente più sereno, umano e motivante.
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