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lunedì 4 maggio 2026

Lidia Poët

di K. Apuzzo, F. Calin, G. De Carolis, M. Della Ragione 

Lidia Poët è una figura che sembra uscita da un romanzo, ma la sua storia è reale ed è anche

piuttosto dura.


Nata nel 1855 in Piemonte, in un’Italia profondamente tradizionalista, Lidia Poët fu una donna

determinata e curiosa che scelse di studiare legge quando quasi nessuna donna lo faceva; nel 1883

riuscì a iscriversi all’albo degli avvocati di Torino, un traguardo straordinario che però fu un sogno

di breve durata infatti, dopo pochi mesi la sua iscrizione venne annullata con la motivazione che

una donna fosse “inadatta” alla professione forense; un’idea oggi assurda ma allora fortemente

condivisa. Nonostante questo ostacolo, Lidia non si arrese e continuò a lavorare nello studio del

fratello, come assistente legale, seguendo casi e difendendo persone senza un riconoscimento

ufficiale, esercitando di fatto la professione. Solo nel 1919, grazie a una legge che aprì alcune

professioni alle donne, poté finalmente iscriversi di nuovo all’albo quando aveva ormai più di 60

anni, divenendo simbolo di un percorso lungo e difficile verso i diritti femminili e dimostrando che

la determinazione può resistere anche quando il sistema dice di no.

Perché il nome Lidia Poët è tornato alla ribalta e perché come classe siamo giunti a conoscere la

sua storia?

Negli ultimi anni Lidia Poët è tornata alla ribalta grazie a una più ampia riscoperta di figure storiche

dimenticate, in particolare donne che, pur avendo compiuto imprese straordinarie, erano rimaste ai

margini dei racconti ufficiali; la sua storia si inserisce perfettamente in questo contesto, come

esempio di pioniera capace di sfidare un sistema chiuso e maschile e di parlare oggi al presente più

di quanto facesse in passato; a rafforzare questa nuova attenzione ha contribuito in modo decisivo

anche il successo della serie “La legge di Lidia Poët” su Netflix, che ha trasformato una figura poco

conosciuta in un personaggio iconico, mescolando elementi di intrattenimento come casi giudiziari,

mistero e relazioni personali in una narrazione coinvolgente e accessibile, capace di rendere la

protagonista sorprendentemente contemporanea nonostante il contesto ottocentesco e di permettere

al pubblico di immedesimarsi facilmente anche senza conoscenze storiche specifiche, mentre la


distribuzione globale ha ampliato la portata della sua storia oltre i confini italiani, alimentando

curiosità e interesse a livello internazionale. Noi come classe siamo venuti a conoscenza di questa

emblematica donna tramite il laboratorio di lingua italiana svolto durante l’anno con la prof.ssa.

Carlucci Mariolina.

La differenza tra la storia e la serie?

La differenza tra la storia reale di Lidia Poët e la sua

rappresentazione nella serie “La legge di Lidia Poët” sta

soprattutto nel modo in cui il racconto è stato adattato per

l’intrattenimento: nella realtà, la vita di Lidia fu segnata

principalmente da una lunga battaglia legale e sociale per poter

esercitare la professione, fatta di studio, lavoro “dietro le

quinte” nello studio del fratello e attesa di un riconoscimento

che arrivò solo nel 1919; mentre, nella serie la sua figura viene

resa molto più dinamica e romanzata, trasformandola in una

protagonista coinvolta direttamente in casi giudiziari

complessi, indagini e situazioni quasi investigative che nella

realtà non sono documentate in quel modo; altro aspetto il

carattere viene enfatizzato, rendendola più moderna nei

comportamenti e nel linguaggio, per facilitare l’identificazione

del pubblico contemporaneo; per quanto riguarda le relazioni

personali, eventi e tempistiche sono spesso modificati o

inventati per esigenze narrative, creando una versione più

spettacolare e immediata della sua storia che, però, pur

prendendosi diverse libertà ha il merito di far conoscere al

grande pubblico una figura storica importante che altrimenti

resterebbe poco nota. Quindi la serie rimane avvincente e accattivante perché allarga l’orizzonte

mentale soprattutto per quel che riguarda i diritti della donna ancora oggi.


K. Apuzzo, F. Calin, G. De Carolis, M. Della Ragione

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