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mercoledì 11 marzo 2026

“LA CONOSCENZA DIVENTA COMPETENZA”: via alle lezioni outdoor del progetto "Life Comp Tree"

NETTUNO – Sabato 6 marzo, l’Istituto "E. Loi" di Nettuno ha vissuto una mattinata all’insegna

del ritmo e dell’integrazione culturale. Si è svolta infatti la prima delle due lezioni "outdoor"

previste dal corso "Life Comp Tree", un modulo in lingua inglese curato dalle professoresse

Simona Masillo e Teresa Patrone.

L’iniziativa ha visto la partecipazione del dott. Simone Massari, esperto di danze popolari, che

ha guidato gli studenti alla scoperta della cultura afroamericana.

Attraverso lo studio di linguaggi non verbali esplorando nuove forme di espressione e

comunicazione come il Blues, ovvero la radice dello swing: lento, viscerale e intenso; Da qui nasce

il Charleston degli anni '20, un'esplosione di calci sincopati e pura energia verticale. Il Lindy Hop

fonde entrambi: è il re del ballo swing, una danza di coppia elastica, ritmata e acrobatica che

trasforma ogni nota in movimento fluido. i ragazzi hanno esplorato nuove forme di espressione e

comunicazione.

All'evento hanno partecipato, documentando l'esperienza con foto e video, anche il prof. Angelo


Foggia e la prof.ssa Antonella de Cupis e gli studenti Tommaso Bonfantini e Sara Giuliani.

Questa collaborazione ha dato vita a una sinergia interdisciplinare coinvolgente, capace di unire

l’arte del movimento a quella visiva.

I nostri studenti con questa giornata hanno avuto modo di mettere in pratica quello che hanno

imparato con le professoresse nelle lezioni pomeridiane e si sono immersi il più possibile

nell’atmosfera degli anni 40 adeguandosi all’abbigliamento, molto colorato, di quell’epoca.

L'entusiasmo e l'allegria degli studenti hanno confermato il successo della giornata: è stato

emozionante vedere i più giovani apprezzare e reinterpretare con energia discipline nate in

un’epoca lontana, ma capaci di rivelarsi, ancora oggi, straordinariamente attuali e trascinanti.

La parte più bella di tutto il progetto è vedere i nostri studenti divertirsi a tempo di musica

sfoggiando le mosse apprese e magari anche sbagliando ma tenendo sempre quel sorriso così

spontaneo, così vero, Vedere ragazzi così giovani appassionarsi a ritmi d'altri tempi è la prova che

la cultura, quando si fa dinamica, non ha età!

Maddalena Rustici 5 CAT

lunedì 23 febbraio 2026

Aria di primavera

Di Sara Giuliani


La primavera è ormai alle porte, visto che siamo quasi alla fine di febbraio e, dal punto di vista

meteorologico, inizia il 1° marzo. A Nettuno secondo me è uno dei periodi più belli dell’anno.

Dopo l’inverno, quando le giornate sono più corte e un po’ grigie, finalmente il sole torna a farsi

vedere più spesso e l’aria diventa più tiepida. Le temperature sono miti, di solito tra i 15 e i 22

gradi, quindi si sta bene senza giubbotti pesanti ma nemmeno con il caldo soffocante

dell’estate.

Dato che la nostra cittadina affaccia sul mare, influisce sul tempo: l’aria è spesso fresca e pulita,

e una leggera brezza rende le passeggiate sul lungomare ancora più piacevoli. A differenza

dell’estate, non c’è ancora troppo caldo e le spiagge non sono affollate, quindi ci possiamo

godere il mare in totale tranquillità.

Un aspetto, infatti, molto positivo della primavera a Nettuno è la tranquillità: non essendo

ancora alta stagione, si può vivere la città con più calma sia nel pomeriggio che al mattino, se

invece si vuole stare piu in mezzo alle persone, la domenica pomeriggio è perfetta dato che è il

giorno di riposo di quasi tutti e si possono trovare molte persone che fanno lunghe passeggiate

in riva al mare e anche al porto turistico.

domenica 15 febbraio 2026

Un viaggio nella quotidianità degli studenti tra ansia, studio, rapporti con i professori e distrazioni digital

Di Susanna Ghio e Giulia D'Acampo



Ogni mattina migliaia di studenti entrano in classe con lo zaino sulle spalle e un peso

invisibile nella mente: l’ansia.

Verifiche, interrogazioni, aspettative dei genitori e confronto continuo con i compagni

rendono la vita scolastica un percorso a ostacoli.

La scuola non è fatta solo di libri e voti, ma anche di emozioni, paure, sogni e

insicurezze.

 

L’ansia delle verifiche è uno dei problemi più diffusi. Molti ragazzi raccontano di sentirsi

bloccati davanti al foglio o alla cattedra.

«Quando so che c’è un’interrogazione, mi viene il mal di stomaco e non riesco a

dormire», dice Martina, 16 anni.

«Ho studiato, ma ho sempre paura di fare scena muta». Anche Luca, 17 anni, conferma:

«A volte so le cose, ma l’ansia mi fa dimenticare tutto».

 

Per non impazzire, organizzare lo studio è fondamentale. Alcuni usano l’agenda, altri le

mappe concettuali o le app sul telefono.

«Divido lo studio in piccoli obiettivi», racconta Giulia. «Così non mi sento sopraffatta e

riesco a concentrarmi meglio».

Imparare a gestire il tempo aiuta anche a trovare spazio per il riposo e per le passioni.

 

I social network hanno un ruolo doppio nella vita scolastica. Da una parte aiutano: gruppi

WhatsApp per gli appunti, video spiegazioni,

confronto con i compagni. Dall’altra parte distraggono. «Inizio a studiare e dopo cinque

minuti sono su TikTok», ammette Marco.

La concentrazione diventa difficile e il tempo vola senza accorgersene.

 

Importante è anche il rapporto con i professori. Quando c’è dialogo e comprensione, lo

studente si sente più sicuro.

«La mia prof mi incoraggia e mi fa sentire capace», racconta Sara. Altri, invece, sentono

solo pressione e giudizio.

«A volte sembra che contino solo i voti, non come stiamo», dice Davide.

 

Secondo Elena, 15 anni, «la scuola dovrebbe insegnarci anche a gestire l’ansia e le

emozioni, non solo le materie».

Molti studenti chiedono più ascolto, più empatia e meno paura di sbagliare.

 

La scuola dovrebbe essere un luogo di crescita, non solo di valutazione.

Capire davvero cosa vivono gli studenti è il primo passo per costruire un ambiente più

sereno, umano e motivante.

giovedì 29 gennaio 2026

La cattura di Maduro

di Tommaso Bonfantini


Nicolas Maduro, è un ex presidente del Venezuela, nato nel 1962,  è stato contestatissimo nel suo periodo al governo, infatti è stato al centro di critiche come corruzione, narcotraffico e narco-stato,fino ad arrivare al punto di avere una taglia da 50 milioni di dollari per chi lo avrebbe catturato. Il 3 gennaio del 2026 gli Stati Uniti hanno iniziato un'operazione di cattura verso l’ex presidente Venezuelano,lui e sua moglie vennero catturati nelle prime ore del mattino nella sua residenza privata. Una volta catturato è sttao trasferito nella corte di New York con le accuse di narco-terrorismo, traffico di droga e perfino possesso di armi da fuoco, accuse alle quali ha risposto di essere stato rapito e di non essere colpevole. l’operazione militare era stata studiata per mesi e eseguita alla perfezione, con attacchi informatici per sapere perfettamente dove si trovava sono riusciti perfettamente a catturarlo anche grazie al supporto militare, sono stati utilizzati più di 100 dispositivi tra jet, droni e elicotteri. Tutto ciò ha portato le forze americane ad entrare nella sua abitazione facilmente e catturarlo in pochi secondi, evitando scontri interni. A seguito dell’operazione la vicepresidente Venezuelana è salita al comando e ora gli Stati Uniti fanno fronte alle accuse che ricevono dagli stati avversari, come la Russia, che sostengono che il presidente Trump abbia violato i diritti internazionali. I Venezuelani dopo la cattura si sono divisi in 2 gruppi, il primo, sicuramente più numeroso, è quello che è felice della cattura dell’ex presidente, l’altro sono per lo più i fedelissimi dell’ex presidente che tifano per un suo ritorno in patria.

Riflessione sulla strage di Crans Montana

di Aurora Pistillucci

Quando le luci delle telecamere si spengono, resta una domanda che pesa più del fumo: di chi è davvero la responsabilità della strage di Crans-Montana?

Non dei ragazzi. Non di chi era lì per divertirsi, fidandosi di un luogo che avrebbe dovuto essere sicuro. A loro va solo rispetto, memoria, silenzio. Rip ai ragazzi, a vite spezzate troppo presto, che non possono e non devono essere ridotte a una riga di cronaca.

La responsabilità di quello che è successo è chiaramente degli adulti. Si tratta di coloro che gestiscono i locali, di chi li controlla e di chi dà il via libera alle attività. Sono loro che hanno deciso di trascurare la sicurezza, considerandola un dettaglio di poco conto, e di dare la priorità al profitto invece. E poi ci sono le testimonianze che raccontano della proprietaria che è scappata con i soldi mentre il locale era in fiamme: è un fatto che colpisce duramente la nostra coscienza collettiva. Sarà compito della giustizia fare luce sulla vicenda, ma il dubbio resta. 

Questo evento ha sconvolto profondamente la nostra comunità. Ha incrinato la fiducia, lasciato paura e rabbia, imposto un silenzio che pesa più di qualsiasi titolo di giornale. Nonostante sia passato ormai del tempo, il dolore delle famiglie delle povere vittime non si ricucirà mai; a loro diamo il nostro sostegno e le nostre più sentite condoglianze.

Crans-Montana non è solo una tragedia: è una ferita che ci obbliga a chiedere responsabilità, non a cercare colpe facili. Questa storia ci rende più consapevoli: la morte non aspetta nessuno… può avvenire in qualsiasi momento, a qualsiasi età, nei modi più tragici; e questo dovrebbe farci pensare che, forse ma dico forse, la vita vada vissuta e rispettata al massimo.