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venerdì 31 marzo 2017

Il calcio femminile


Anche se non è molto conosciuto esiste anche il calcio femminile, ovviamente non è seguito come il calcio maschile ma esiste e ha una certa importanza.La prima squadra femminile di calcio è nata nel 1930 a Milano, il calcio femminile è un tema che ha incuriosito un gran numero di persone e inizialmente infatti si facevano gare di beneficenza.


La maggior parte dei dirigenti calcistici ha sempre disprezzato il calcio femminile confermando l’idea generale che sia uno sport solo ed esclusivamente maschile è per questo che le fondazioni calcistiche femminili non sono molto conosciute e sono soprattutto sprovviste di fondi.C’è addirittura chi le ha definite handicappate in campo. Tutto questo accade in Italia ma nonostante tutte queste difficoltà la squadra italiana femminile è comunque tra le prime dieci in classifica.
Tuttavia il calcio femminile in alcuni paesi è molto sviluppato come negli Stati Uniti e in Giappone paesi che hanno investito molti fondi sulle squadre femminili e che devono essere di esempio  per tutti.

Paulina 3A AFM, 
Street Food
 
Lo Street Food, cioè "cibo di strada" è nato per soddisfare le necessità alimentari di popolazioni abituate a vivere, quindi anche a cucinare in strada, ed è ormai una vera e propria attrattiva turistica che aggiunge interesse e stimolo al viaggiatore ed è un mezzo per scoprire la cultura di un popolo.
cibo e sapori sono spesso al centro di ideali turistici unici e ultimamente i tour operator  si sono specializzati in questo settore e molti luoghi sono diventati famosi perchè legati al prodotto e piatti tipici.
 
Sono nate anche molte iniziative, come il progetto Terra Madre, nato nell'ambito del salone del gusto di Torino, sono sorte per tutelare e far conoscere al grande pubblico tradizioni gastronomiche antiche ma poco conosciute.

Molti sono i luoghi al mondo che richiamano turisti soprattutto grazie allo Street Food: Bangkok con le sue bancarelle, Marrakech con le tavolate serali improvvisate, Pechino con il mercato Wang-fujing, le città del Giappone con i banchetti di cibo sotto gli alberi di ciliegio.

Il cibo racconta la storia di un popolo è serve per celebrare feste e ricorrenze religiose. come per esempio il cibo tradizionale preparato in messico in occasione delle festività del Dia de los Muertos, dalle minestre e i dolci preparati nei paesi Islamici in occasione del Ramadan, ai piatti preparati ogni settimana per lo Shabbat ebraico. E' uno strumento insostituibile sia di scambio che di confronto.


Rebecca e Alessandra

venerdì 24 febbraio 2017

Come sarebbe il nostro pianeta senza di noi?

Il nostro pianeta sta piano piano morendo e gran parte della colpa é nostra, perchè la trascuriamo e con le nostre fabbriche la inquiniamo a livelli elevati,gli esseri umani sono senza dubbio la specie più invadente mai vissuta sulla Terra. In poche migliaia di anni ci siamo appropriati di più di un terzo delle terre emerse, occupandole con le nostre case, i nostri campi e i nostri pascoli. Secondo alcune stime, ormai controlliamo il 40 per cento della capacità produttiva del pianeta. E ci stiamo lasciando alle spalle un bel disastro: praterie arate, foreste rase al suolo, falde acquifere prosciugate, scorie nucleari, inquinamento chimico, specie invasive, estinzione di massa. E ora anche lo spettro del cambiamento climatico. Se potessero, le altre specie con cui dividiamo la Terra ci caccerebbero senza esitare. 
Il lato positivo della scomparsa della razza umana è che la natura riprenderebbe ciò che un tempo era suo, per esempio le grandi città che conosciamo in un lasso di tempo inizierebbero a cambiare,i campi e i pascoli tornerebbero a essere praterie e foreste, l’aria e l’acqua purificherebbero dalle sostanze inquinanti e le strade e le città diventerebbero polvere, anche le dighe che hanno bisogno di noi per trattenere l'acqua Senza delle adeguate manutenzioni da parte nostra potrebbero collassare, e quindi le città vicine verrebbero sommerse o ripopolate dagli animali acquatici presenti in natura, o magari da nuove specie a noi sconosciute.
“La triste verità è che il paesaggio migliorerebbe notevolmente una volta usciti di scena gli esseri umani”, sostiene John Orroc.
Se non ci fossero più gli esseri umani, il cambiamento sarebbe subito evidente perfino dall’orbita terrestre: il bagliore delle luci artificiali che illuminano le nostre notti comincerebbero lentamente a spegnersi. Secondo alcune stime, l’85 per cento del cielo europeo è inquinato dalla luce. Gli Stati Uniti sono al 62 per cento e il Giappone al 98,5 per cento. In Paesi come la Germania, l’Austria, il Belgio e i Paesi Bassi non c’è più cielo notturno privo di inquinamento luminoso. “In poco tempo – uno o due giorni – comincerebbero i primi blackout, perché nessuno alimenterebbe più le centrali”, spiega Golden Masterton, presidente dell’Istituto di ingegneria civile di Londra. Le fonti di energia rinnovabili come le turbine a vento e i pannelli solari manterrebbero automaticamente accese un po’ di luci, ma senza la manutenzione della rete di distribuzione anche quelle sarebbero fuori uso in poche settimane. Senza elettricità si fermerebbero le pompe idrauliche, gli impianti per il trattamento dei liquami e tutti gli altri macchinari della società moderna.
Il lato negativo è che La mancanza di manutenzione renderebbe fatiscenti edifici, strade, ponti e altre strutture. Le costruzioni moderne sono progettate per durare in media sessant’anni – i ponti arrivano a 120 anni e le dighe a 250 – ma questa durata presume che qualcuno le mantenga pulite, blocchi le perdite e risolva eventuali problemi alle fondamenta. Senza le persone che svolgono questi compiti apparentemente insignificanti le cose andrebbero rapidamente a rotoli. Un buon esempio è la città di Pripjat’. Questo centro nelle vicinanze di Cernobyl, in Ucraina, fu abbandonato dopo il disastro nucleare del 1986 ed è rimasto deserto. “Da lontano si ha ancora l’impressione che sia una città viva, ma gli edifici stanno lentamente andando in rovina”, spiega Ronald Chesser, un biologo dell’ambiente del Politecnico di Lubbock, nel Texas, che ha lavorato a lungo nella zona di esclusione attorno a Cernoby. “L’elemento più invasivo sono le piante: le loro radici si sono infila- ˇ te nel cemento, dietro i mattoni, negli stipiti delle porte, e stanno rapidamente distruggendo le strutture. Non ci rendiamo conto di quanto sia importante intervenire nelle nostre case per evitare fenomeni di questo tipo. È incredibile vedere come le piante riescono a invadere ogni più piccolo angolo”. Se nessuno si occupasse delle riparazioni, ogni temporale, inondazione o gelata si porterebbe via un pezzo degli edifici abbandonati, e nel giro di qualche decennio i tetti comincerebbero a cedere. A Pripjat’ sta già succedendo. Le case di legno e altre strutture di piccole dimensioni, costruite con criteri meno rigorosi, sarebbero le prime a crollare. Subito dopo toccherebbe quasi certamente alle strutture di vetro che oggi apprezziamo tanto. “Gli eleganti ponti sospesi e gli edifici dalle forme leggere risulterebbero più vulnerabili”, aggiunge Masterton. “Sono meno resistenti degli edifici costruiti con mattoni, archi e volte”. Ma anche se le costruzioni crollassero, le loro rovine – soprattutto quelle di pietra e cemento – probabilmente resterebbero lì per migliaia di anni. “Ci sono ancora i resti di civiltà vissute tremila anni fa”, osserva Masterton. “I segni di quello che abbiamo creato resterebbero per molti millenni. Una strada in calcestruzzo potrebbe sgretolarsi in diversi punti, ma ci metterebbe molto tempo prima di diventare invisibile.
La mancanza di manutenzione avrebbe conseguenze particolarmente drammatiche per le centinaia di centrali nucleari attualmente in funzione nel mondo. Le scorie nucleari già depositate in contenitori in cemento e metallo raffreddato ad aria non creerebbero problemi. Quei contenitori sono progettati per sopravvivere a migliaia di anni di oblio, alla fine dei quali il loro tasso di radioattività – essenzialmente sotto forma di cesio 137 e stronzio 90 – sarà diminuito di mille volte, spiega Rodney Ewing, un geologo dell’università del Michigan specializzato nella gestione delle scorie radioattive. Per i reattori attivi la questione non è così semplice: se l’acqua di raffreddamento cominciasse a evaporare o a fuoriuscire a causa di qualche perdita, probabilmente il nocciolo del reattore potrebbe prendere fuoco o fondersi, emettendo grandi quantità di radiazioni. L’effetto di queste emissioni, tuttavia, potrebbe essere meno disastroso di quanto molti pensano. La zona intorno a Cernobyl ha permesso di verificare con quanta rapidità la natura è capace di riprendersi i suoi spazi. “Mi aspettavo di trovare un deserto nucleare”, racconta Chesser, “e invece sono rimasto sorpreso. Nella zona di esclusione si è sviluppato un ecosistema molto ricco”. Nei primi anni dopo l’evacuazione ratti e topi si erano moltiplicati, e branchi di cani selvatici avevano invaso l’area nonostante gli sforzi per sterminarli. Ma l’era di questi animali non è durata a lungo, e la fauna locale ha già cominciato a prendere il loro posto. I cinghiali sono da 10 a 15 volte più numerosi all’interno della zona di esclusione rispetto al territorio circostante; i grandi predatori stanno tornando in massa. “Non ho mai visto un lupo in tutta l’Ucraina. Lì dentro, invece, ce ne sono molti”, spiega Chesser.

-Fernando/Bri

Peppino Impastato e gli effetti della mafia

Peppino Impastato

Giuseppe Impastato era nato in una famiglia mafiosa il 5 gennaio 1948, ma fin da ragazzo si era opposto ai comportamenti mafiosi del padre e aveva provato a denunciare il potere dei boss mafiosi di Cinisi. Per questo motivo fu cacciato di casa dal padre fin da ragazzo.
Per combattere la mafia fondò il circolo culturale Musica e cultura, un’associazione che promuoveva attività culturali e che diventò un importante punto di riferimento per i ragazzi del paese. Il circolo si occupava di ambiente, di campagne contro il nucleare e di emancipazione femminile.
Nel 1977 Impastato fondò Radio Aut, una stazione radiofonica che prendeva in giro la mafia e i politici locali. Impastato conduceva una trasmissione satirica in cui parlava della mafia in maniera dissacrante.
Questi comportamenti, però, diedero molto fastidio ai boss locali che, nel giorno del ritrovamento del corpo di Aldo Moro (il 9 maggio 1978), ordinarono l'uccisione di Peppino, che venne fatto esplodere sui binari facendo passare questo come un atto terroristico.
Su Peppino è stato creato un film chiamato "I Cento Passi", che racconta tutta la sua storia dalla sua infanzia fino alla morte, questo film poteva vincere il premio Oscar come miglior film straniero, ma l'America chiese di cambiare la scena finale dove si vedono le bandiere rosse, ma il regista e il fratello non accettarono e lasciarono il film cosi com'era.
by Silvia & Valentino

Arduino

ARDUINO

 

Con la scuola noi ragazzi della 4° Sia stiamo facendo un progetto con la fondazione Mondo Digitale per imparare ad usare Arduino, una scheda elettronica con la quale si possono creare molti progetti interessanti programmandola dal PC. Nelle prime lezioni abbiamo imparato a programmarlo per l'accensione di qualche led e piano piano stiamo migliorando le nostre conoscenze nel linguaggio di Arduino e che magari un giorno ci serviranno a creare cose come robot o droni.
L'esperto di Arduino di Mondo Digitale ci ha mostrato dei video di progetti creati con questa scheda utili anche nella vita di tutti i giorni, aiutando anche persone con delle difficoltà, per esempio c'era un bracciale che suonava quando ci si avvicinava ad un ostacolo per facilitare la vita dei non vedenti, oppure un comando vocale che permette di accendere la TV o cambiare canale facilitando queste operazioni a chi  ha difficoltà di deambulazione. Noi non abbiamo ancora un'idea precisa del progetto che vogliamo creare, però abbiamo visto qualche video che potrebbe ispirarci, se volete vederlo anche voi ecco il link:https://www.youtube.com/watch?v=tSJ8RuqvVEA.


by Silvia & Valentino