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martedì 4 gennaio 2022

Prigionieri del virus

di Giulia De Simone



Quando a gennaio 2020 abbiamo saputo di un nuovo virus che stava mietendo vittime in Cina e che aveva provocato l’isolamento in quarantena di milioni di persone la maggior parte di noi non ha prestato grande attenzione alla notizia. Alcuni l’hanno semplicemente ignorata, altri l’hanno accolta come una delle tante informazioni provenienti da zone remote del mondo che possono preoccupare, dispiacere o lasciare indifferenti ma davvero in pochissimi abbiamo pensato che si trattasse di un fatto che potesse riguardarci direttamente. Forse la questione iniziava in qualche modo a riguardarci e il fatto che si iniziasse a ripetere che questa malattia fosse letale solo per gli anziani e per chi già era malato ci lasciava perplessi e suscitava reazioni differenti: visto che noi non rischiamo di morire non ci dobbiamo preoccupare? Ma i nostri nonni? E quel parente malato? Tante erano le domande, ma poche le risposte. Ad oggi, all’inizio del 2022, ancora non ci sono miglioramenti, a parer mio. Ad occhio solo i decessi sono andati a diminuire, che non è poco, però i contagi e i problemi di salute sono rimasti tali. Sembra che l’unica speranza a cui dobbiamo attaccarci sono i vaccini che, nell’arco di un anno, sono già quattro dosi a persona. Saranno efficienti? Riusciremo con questi a uscirne fuori? Sempre dubbi irrisolti. Interrogativi gridati dietro una mascherina. Senza che qualcuno ci ascolti. Ci hanno chiusi in casa, le giornate sono passate tra aule virtuali, grandi quantità di compiti e videochiamate con gli amici. I più fortunati di noi hanno una casa abbastanza spaziosa in cui non sentirsi completamente oppressi o dei genitori che non sono disperati perché non hanno più una fonte di reddito. Altri, costretti in spazi angusti e nell’angoscia dell’incertezza economica, vivono la reclusione come la concretizzazione di un incubo. Noi giovani, forse, siamo quelli che la viviamo peggio, nulla da togliere alle altre fasce d’età, ma gli adolescenti i problemi li vedono sempre un po’ più grandi. Questa è l’età in cui restare chiusi e non avere contatto con la gente, è tutt’altro che normale, anzi, bisognerebbe uscire, scoprire il mondo, fare nuove conoscenze…invece purtroppo niente di queste cose è possibile fare. Ci limitiamo a strizzare di occhi, facendolo sembrare un sorriso soffocato dietro la mascherina

 

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