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mercoledì 18 gennaio 2023

SANT'ANTONIO


La vita di Sant’Antonio

Sant’Antonio nasce in Egitto da una famiglia di agricoltori cristiani e benestanti, resta presto orfano.

Egli sente ben presto il richiamo evangelico, regala tutti i suoi averi ai poveri, affida la sorella più

piccola a una comunità e si ritira a vita solitaria.

Durante una visione Sant’Antonio vede un eremita che trascorre le giornate ad intrecciare una corda

e a pregare: egli ne deduce che deve lavorare per sopravvivere e aiutare i più bisognosi.

Sant’Antonio viene convinto da alcuni eremiti a staccarsi ancora di più dal mondo e così decide di

chiudersi in una tomba vicino al suo villaggio natale. Qui viene aggredito dal demonio e ritrovato

senza sensi; portato nella chiesa del villaggio, dopo essersi ripreso, decide di spostarsi verso il Mar

Rosso dove resta per 20 anni, mangiando il pane che in rare occasioni, gli viene donato.

Nella sua vita Sant’Antonio cura i malati, li guarisce dal male fisico e li libera dal demonio.

Sant’Antonio trascorre gli ultimi anni della sua vita nel deserto della Tebaide.

Muore a 105 anni.

Curiosità

Una celebre espressione molto spesso usata è: “troppa grazia, Sant’Antonio!”. Questa frase deriva

dalla storiella di un mercante e del suo cavallo.

Il mercante ha pochi soldi ma sogna di comprare un cavallo. Finalmente un giorno riesce ad

acquistare il cavallo e si prepara a cavalcarlo. Prova a salire in groppa al destriero ma il mercante ha

le gambe troppo corte e il cavallo è troppo alto per lui. Il mercante prova e riprova a salire ma non

riesce. Sull’orlo della disperazione guarda al cielo e si rivolge a sant’Antonio per avere la grazia e

riuscire a salire a cavallo. Poco dopo il mercante, carico di troppa energia, salta e scavalca la groppa

dell’animale. Il mercante cade a gambe all’aria e si rivolge al Santo, lamentando che si è trattata di

troppa grazia!

Iconografia del santo

Nell’iconografia tradizionale, il Santo è circondato da donne procaci, simbolo delle tentazioni,

oppure da animali domestici come il maiale.

Sant’Antonio compare anche accanto al fuoco: un racconto vuole che il Santo sia sceso in visita

all’inferno per contendere al demonio le anime peccatrici.


Nel 561 a seguito della scoperta del sepolcro del Santo, le reliquie girano per il mondo fino ad

arrivare in Francia, nell’XI secolo a Motte-Saint-Didie dove viene costruita una chiesa in suo onore:

i malati chiedono il miracolo della guarigione. All’epoca la malattia più diffusa è chiamata “ignis

sacer” la malattia dà origine a un forte bruciore. Viene costruito un ospedale per i malati, nasce la

Confraternita chiamata Antoniano. Il papa concede di allevare maiali ai quali viene messa una

campanella e sono liberi di passeggiare.

Il grasso dei maiali è usato per curare la malattia chiamata “il fuoco di Sant’Antonio” e per questo

motivo il maiale viene associato al Santo, considerato il patrono di tutti gli animali domestici.

Alessandro Iodice

L' angolo della poesia : FIOCCO DI NEVE

Fiocco di neve

 

1cade  giu’  dal  ciel

Come la neve

Riscalda i nostri cuori


E noi a natale troviamo

Babbo natale sui tetti

E viene con i cani volanti

E qualcuno si chiede

Perche’ ha i cani volanti?

Perche’ sono morte le renne 

Babbo natale trova un’amica 

Dell’infanzia e prova a dirle

Quello che prova e                                                  

Babbo natale si sposa con dina

Tutti felici e contenti

2 il babbo natale e la coppia

 

Babbo natale da’ ad una coppia un regalo molto speciale che voleva il marito.

Ovviamente sarebbe il figlio  

Di Nicole e Giammarco 

E vissero tutti felici e contenti

CHARA CECCHETTI

classe I Grafica e Comunicazione

sabato 24 dicembre 2022

BUON NATALE

Albero di Natale




L’albero, insieme al Presepe, è uno dei simboli delle feste natalizie.

La tradizione dell’albero di Natale ha origini antichissime e si pensa sia nata in ambito pagano. Sin da tempi immemori, le piante sempreverdi hanno avuto un significato speciale: non perdendo mai le foglie, simboleggiano la forza della vita e la sua capacità di sconfiggere il male, il buio e la morte. Abbellire casa con rami di sempreverdi equivaleva a proteggerla dagli influssi del maligno e da streghe, fantasmi, spiriti e malattie.

In Nord Europa, i Druidi, sacerdoti dei Celti, decoravano i loro templi con rami di sempreverdi, simbolo di vita eterna, e i Vichinghi attribuivano dei veri e propri poteri magici all’abete rosso, la pianta sacra per il loro dio sole, Balder.

Anche i Romani, alle calende di gennaio (il primo giorno di quel mese), usavano regalarsi un rametto di una pianta sempreverde come augurio di buona fortuna.

Questa adorazione delle piante sempreverdi è stata probabilmente ripresa dai cristiani, 

che ne fecero il simbolo di Cristo stesso oppure, secondo altre leggende, dell’albero della vita di cui parla la Bibbia o di quello del bene e del male, che crescevano entrambi nell’Eden.

Nei secoli si sono sviluppate moltissime leggende e teorie sull’albero di Natale. Secondo alcuni studiosi, l’abete è stato scelto dai Cristiani fra tutti gli alberi sempreverdi per la sua forma triangolare, che rappresenterebbe la Santa Trinità.

A Riga, capitale della Lettonia, è possibile trovare una targa che ricorda il primo albero di Natale della storia, che pare sia stato allestito nel 1510 nella piazza principale della città. Anche la città di Tallinn, in Estonia, è convinta di essere stata la sede del primo vero albero di Natale, nel 1441 quando fu eretto un grande abete nella piazza del municipio, attorno al quale uomini e donne non sposati ballavano alla ricerca di un’anima gemella. 

Martin Lutero potrebbe essere stato il primo a decidere di abbellire l’albero di Natale con delle luci, dopo una passeggiata all’interno di una foresta, dove l’unica fonte di illuminazione erano le stelle che scintillavano in cielo. Ovviamente, per i suoi addobbi utilizzò delle candele, visto che le luci elettriche ancora non erano state inventate. 

Tuttavia, il primo vero albero di Natale, così come lo conosciamo noi, fu introdotto in Germania nel 1611 dalla Duchessa di Brieg che, secondo la leggenda, aveva già fatto adornare il suo castello per festeggiare il Natale, quando si accorse che un angolo di una delle sale dell’edificio era rimasto completamente vuoto. Per questo, ordinò che un abete del giardino del castello venisse trapiantato in un vaso e portato in quella sala.

In Francia, invece, il primo albero di Natale fu addobbato nel 1840 dalla duchessa d’Orleans. 

In Italia, la prima ad addobbare un albero di Natale, nella seconda metà dell’Ottocento, fu la regina Margherita lanciando la moda in tutta la penisola. 

Al giorno d’oggi, la tradizione vuole che la maggior parte degli italiani facciano l’albero l’8 dicembre, in occasione dell’Immacolata. Ci sono però alcune notevoli eccezioni: nella tradizione milanese, per esempio, l’albero di Natale si prepara il 7 dicembre, festa dedicata al patrono Sant’Ambrogio, mentre a Bari viene allestito il giorno di San Nicola, ovvero il 6 dicembre.


Buone feste a tutti da Alessandro e dallo staff di “Emanuela Loi news”



 PRESEPE

 

Profumo di dolci, famiglie riunite, alberi agghindati e vivande abbondanti: il Natale è nell’aria.

E proprio all’angolo di ogni soggiorno si rivela il presepe, dove ogni particolare della festività trova la sua antica storia.

La vicenda del presepe nasce nel 1223, ad Assisi, quando San Francesco di ritorno dalla Terra Santa volle mettere in scena la natività presso Greccio, città che a lui rammendava l’antica Betlemme.

Da quel giorno, tale usanza si diffuse in tutto il mondo cristiano. 

Il Santo, però, si era mosso soprattutto per motivi pacifisti. 

All’epoca si pensava che conquistare con guerre il luogo dove era nato il Messia era l’unico modo per sentirsi piu vicini ad Egli, e quel gesto simbolico rappresentava il fatto che quel sacro evento era possibile riviverlo anche nelle mura della propria casa: Gesù nasce sempre nel nostro cuore, vicino a noi. Difatti, la parola “Presepe” deriva dal latino “praesaepe”, ovvero mangiatoia, luogo dove nacque il neonato.

Il presepe è un gesto simbolico che ci aiuta a ricordare, a provare a immaginare cosa accadde quella notte in modo verosimile, con l’unica differenza che in realtà, in Palestina, non nevica.

Fare il presepe può essere illuminante per portare avanti la fede cristiana e insegnare ai più piccoli i pilastri della religione, affinché un domani chiunque sappia scegliere il proprio percorso religioso.

Maria Laura Mangione

 

La meravigliosa storia del cervo volante

di Matteo Giuliani




Il cervo volante è uno dei più grandi coleotteri europei e deve il suo nome alle enormi mandibole a forma di corna di cervo che presentano i maschi.

Le sere di giugno e luglio, sono i periodi più propizi per osservarlo.

L’habitat di questa specie è rappresentato dai boschi maturi dove si trovano alberi morti e ceppaie marcescenti, indispensabili per lo sviluppo delle larve.

Sono degli ambienti naturali in cui è particolarmente diffuso; lo ha scoperto June Paul il biologo,  nel 1900 .

Le popolazioni di cervo volante si sono via via ridotte e questo è avvenuto soprattutto nell’Europa settentrionale. Nel Sud delle Alpi, nonostante una diminuzione iniziata negli anni ’70, le popolazioni si sono invece mantenute in buono stato, diversamente a quanto accaduto nel Nord delle Alpi e in molti paesi europei dove le popolazioni di pianura sono scomparse o fortemente minacciate.

Il cervo volante è una specie smeraldo, protetta a livello europeo.

Per salvaguardare questo coleottero, il WWF ha dato avvio al progetto Cervo volante che consente anche di tutelare i numerosi altri organismi viventi legati al legno morto dei nostri boschi.

lunedì 5 dicembre 2022

La mia idea di legalità


di Veronica Zito

Parliamo di legalità, o cercato il significato di legalità, per capire cosa si intende generalmente con questa parola. Tra le pagine di un vecchio dizionario vedo la parola che stavo cercando e leggo: “Legalità s.f. Caratteristica di ciò che è conforme alla legge | Rispetto, osservanza della legge”. Quindi, in parole semplici, tutto ciò che avviene nel rispetto di leggi emanate da uno Stato è considerato legale. 

A scuola poi, spesso si organizzano incontri sulla legalità, in cui si parla di mafia, corruzione e tutto ciò che può ostacolare il buon funzionamento e sviluppo di uno Stato e di una società.

Tuttavia, io credo che la legalità simboleggi qualcosa di più ampio, che vada al di là delle regole da seguire. Potrei infatti descriverla con queste quattro parole chiave: rispetto, dovere, impegno e giustizia. Lasciatemi spiegare cosa intendo:

La legalità è una forma di rispetto, sia nei confronti di leggi emanate da uno Stato, sia per delle “regole”, quelle che il diritto definisce come consuetudini, che non si trovano scritte da nessuna parte ma che per una società rappresentano dei comportamenti da osservare e hanno un certo rilievo. Rispetto però è inteso anche come riguardo e stima per le persone, per tutti coloro che si impegnano nel difendere i propri diritti, che adempiono ai loro doveri e che si impegnano, anche nel loro piccolo, allo sviluppo di uno Stato e una società.

La legalità è anche una sorta di dovere, sia di ogni singolo cittadino sia dell’intera società. Tutti dobbiamo far in modo che tutto ciò che funziona male o non permette la giusta riuscita di uno Stato venga sradicato, in modo poi da poter piantare dei semi che invece possano germogliare tranquillamente e possano essere utilizzati per dare a tutti una vita migliore. Essendo un dovere però, ha bisogno di impegno da parte di tutti per raggiungere il suo scopo. 

Ed infine la legalità è giustizia, è assicurare a tutti una vita giusta, è lottare e affermare tutto ciò che è considerato giusto e abbattere tutto quello che invece non lo è.

In conclusione credo che la legalità non sia un concetto applicabile solo alla collettività, ma anche qualcosa che è sempre presente nel nostro piccolo. Se tutti noi rispettassimo i nostri piccoli impegni, quello sarebbe un piccolo passo verso una società migliore e un grande passo per una vita più prospera. Non soffermiamoci mai al significato letterale delle parole, ma analizziamone le sfaccettature e le complessità per capire il vero valore e le potenzialità delle cose.