mercoledì 20 dicembre 2017

L'autentico spirito del Natale



Tra pochi giorni sarà Natale, sarà una girandola di cibi, regali, giochi da tavola e luci, tutte cose assolutamente superficiali. Purtroppo, abbiamo dimenticato il vero senso del Natale, legato alla rinascita, un punto di rottura con il passato e un nuovo inizio, rappresentato, cristianamente, dalla nascita del Bambin Gesù.  Non ricordiamo più   cosa significhi la tradizione dell’albero, diventato solo una decorazione; sappiamo che,  primi, alberi, non necessariamente pini o abeti comparvero infatti, secondo l’Enciclopedia britannica, nelle piazze della Germania medievale: erano l’albero del Paradiso terrestre nelle rappresentazioni dedicate ad Adamo ed Eva e alla storia del mondo che si svolgevano alla vigilia di Natale, addobbati perciò soprattutto con mele e frutti. Da lì gli alberi si spostarono nelle case dei tedeschi, decorati con dolci e poi con candele. Per secoli furono una tradizione solo tedesca, allargata ad Austria e Svizzera e un poco alla volta alle corti europee. A decretare il successo dell’immagine della famiglia riunita attorno all’albero fu una illustrazione della regina Vittoria con tutta la famiglia reale pubblicata da un giornale londinese nel 1848. La sovrana era figlia di una principessa tedesca e il marito era un cugino che veniva dalla stessa famiglia di Sassonia-Coburgo e dunque erano cresciuti entrambi nella tradizione dell’albero decorato nella casa. A quanto pare fu da quel disegno su un giornale che tra i britannici si diffuse l’uso di addobbare un albero in casa. Ho voluto ricordare le origini di queste tradizioni perché, è necessario che il Natale, anche per noi ragazzi, torni a significare il rinascere, lo stare in famiglia e scambiarsi l’affetto, non solo in quel giorno, ma per trecentosessantacinque giorni l’anno. Con questa idea del Natale vogliamo augurarvi buone feste e felice anno nuovo.
Brocchetta Gwein Rebecca

martedì 19 dicembre 2017

Vorrei non aver mai letto Shakespeare



Vorrei non aver mai letto Shakespeare, era un poeta così famoso e bravo, che mi ha fatto innamorare dell’amore. Con Shakespeare immaginavo l’amore quello vero, quello che ti fa sentire come se uno stormo di farfalle stia svolazzando nello stomaco, anche se vi vedete solo da lontano. Immaginavo di innamorarmi del tempo che si ferma quando si è insieme e del modo in cui suoi capelli svolazzano a causa del leggero venticello. Immaginavo di innamorarmi del suo sguardo, di come mi prendeva la mano nei momenti più inaspettati e immaginavo di innamorarmi della felicità che provavo sapendo che eravamo insieme. Ma tutto cambia. Vestiti, tecnologia, usanze, cultura e persino luoghi. Nessuno mi aveva mai avvertita che potessero cambiare anche i sentimenti, o perlomeno la concezione che si ha dei sentimenti. Nessuno mi aveva mai detto di non leggere Shakespeare, perché altrimenti mi sarei fatta un’idea dell’amore che qui in giro non si trova più. Ma soprattutto nessuno mi ha mai detto come e chi amare. Ai giorni d’oggi, invece, sembra che sia tutto così scontato: tutti sanno che tu starai insieme a quella persona, che dovrai baciarla, che la porterai a casa per presentarla ai tuoi genitori e che quando vi lascierete d’improvviso sarà come se nulla di tutto quello che avete passato sia successo. Mi capita spesso di osservare il comportamento delle persone, magari mentre passeggio con le cuffiette nelle orecchie in una giornata tiepida: vedo tutte coppie marce, coppie tristi che vorrebbero essere altrove, coppie felici soltanto per aver cambiato lo stato di Facebook da “Single” a “Impegnato” e vedo addirittura coppie assorte nei cellulari, sensa neanche quardarsi negli occhi. Sono morti, i sentimenti intendo. Nella nostra epoca nulla è imprevedibile e tutto è scontato, nessuno di noi si ritrova più la sera senza riuscire a dormire dalla felicità, e nessuno di noi si gode più quegli attimi d’amore che tanto vengono descritti dagli scrittori del 1500. Quello dei nostri tempi non può essere più considerato amore, io più di tutti lo chiamerei passatempo, perché non è amore quando non vi guardate negli occhi e non sentite il cuore accelerare impercettibilmente. Non è amore se non ti fa impazzire. Già, vorrei proprio non averlo mai letto Shakespeare.
Maura Gallinari

La "colonna" della scuola

Per il nostro Blog - giornale, abbiamo intervistato, oggi, quella che consideriamo una vera " colonna portante" del nostro Istituto , la collaboratrice scolastica Gioconda, che Quest' anno è arrivata all' l'ultimo periodo di servizio ed è quasi arrivato, per lei, il periodo della pensione; ci ha raccontato:
D: quanti anni sono che lavori nella scuola?
R: lavoro nella scuola da trent'anni, in questo Istituto, ho conosciuto tante persone, posso dire di averne tratto vantaggio, esse mi hanno reso più ricca culturalmente.
D: ti piace questo mestiere?
R: si, perché sono a contatto con i ragazzi che regalano tante gioie ed emozioni, anche se, a volte mi fanno perdere la pazienza.
D: ti sei trovata sempre bene con i tuoi colleghi?
R: certo che sì, tra noi esiste un rapporto di amicizia che va oltre il lavoro, ci aiutiamo a vicenda in tutte le mansioni che dobbiamo svolgere.
D: questo è il tuo ultimo anno di lavoro, che cosa farai dal prossimo Settembre, ti dedicherai maggiormente alla tua famiglia?.
R: si, avrò più tempo da dedicare ai miei cari, che, in questi anni, ho trascurato un poco; da qualche settimana ho festeggiato le nozze d'oro, è stato un giorno bellissimo ed indimenticabile, come sono stati bellissimi questi anni tra gli affetti di famiglia e quelli del lavoro.
In effetti, dal prossimo anno, all'Istituto "Emanuela Loi" noteremo l'assenza di Gioconda e faticheremo non poco ad abituarci a stare senza di lei, siamo felici, però , per le sue giornate di riposo, ci mancherà tantissimo...in bocca al lupo "mamma" Gioconda
Mohamed Karim

domenica 10 dicembre 2017

Il nostro albero

Nei giorni scorsi, nel cortile della nostra scuola, abbiamo celebrato la festa dell’albero ed abbiamo piantato un alberello di timo, hanno partecipato alcuni alunni del quarto SIA, alcuni provenienti da classi diverse ed altri del primo A Turistico; abbiamo appeso le bandiere gialle dell’associazione e messo nella terra l’arbusto alla presenza del Dirigente Scolastico.. L’evento è stato organizzato dalle professoresse Tammone e Borgia assieme al circolo di Anzio e Nettuno dell’associazione ambientalista “Legambiente” che, da  più di vent’anni, contribuisce alla diffusione della coscienza ecologista,  mettendo a dimora piante negli spazi verdi delle pertinenze scolastiche, grazie agli infaticabili volontari del locale Circolo di Legambiente  Bisogna promuovere l’ideale ambientalista per contrastare le emissioni di CO2, l’inquinamento dell’aria, noi abbiamo fatto la nostra azione positiva per il verde, per il quale non si opera mai abbastanza. Per l’edizione 2017 della festa dell’albero,  è stato adottato il motto “Il futuro non si brucia!”, per porre l’attenzione su un altro tema strettamente legato all’importanza della tutela degli alberi,  il contrasto agli incendi boschivi, fenomeno che purtroppo ogni estate si ripresenta portando alla perdita di centinaia di migliaia di ettari di boschi e foreste. Sono soddisfatti della riuscita dell’iniziativa i soci di Legambiente di Anzio e Nettuno, che dicono: "L’albero è un prezioso alleato nella lotta ai cambiamenti climatici, proteggerlo significa anche difendere il territorio e le specie che lo abitano”. -. L'idea di festeggiare gli alberi con la piantumazione ha una tradizione antica ed è la celebrazione che meglio dimostra come il culto ed rispetto dell’albero affermino il progresso civile, sociale, ecologico ed economico di un popolo. Fin dai tempi antichi, all’Albero ed ai boschi veniva attribuita una grande importanza, e già nella primissima epoca romana gli alberi erano classificati in olimpici, monumentali, divinizzanti, eroici, ferali, felici, infausti; i boschi erano suddivisi in sacri, divinizzanti e profani.
Erica Re – Manolo Capitini- Sarlo Martina
Flavia Cimino- De Simone Giulia
Dosanjin Arubeer Kaur