mercoledì 9 maggio 2018

Eleonora Rimolo si racconta


Nella mattinata di martedì 16 Aprile, presso l’aula magna del nostro istituto abbiamo incontrato la poetessa Eleonora Rimolo, in occasione della rassegna di ‘giovane’ poesia promossa dalla scuola, intitolata “4 incontri tra oralità e scrittura: esempi di giovane poesia contemporanea”.
Eleonora è nata a Salerno nel 1991, vive a Nocera Inferiore. Laureata in Lettere Classiche e in Filologia moderna, è ora dottoranda in studi letterari all’Università degli Studi di Salerno. Ha pubblicato tre raccolte di poesie: “Dell’assenza e della presenza”, “La resa dei giorni”, e “Temeraria gioia”.

D: Quanto c’è di personale nelle sue poesie, cioè quanto la sua poesia è espressione della sua vita reale e quanto è espressione letteraria?

R: C’è molto di personale, perché credo che la poesia debba trasmettere qualcosa e creare una “sintonia” tra poeta e lettore, il quale può rispecchiarsi in essa.

D: Come è nata la sua passione per la poesia?

R: Non c’è stato un momento preciso, ricordo però quando mio padre mi insegnò a scrivere: scrissi una specie di filastrocca. Successivamente andando avanti con gli anni ho iniziato ad appassionarmi agli studi classici e da lì è iniziato tutto.

D: Quali sono le sue ambizioni per il futuro?

R: Per ora lavoro all’Università per un dottorato di ricerca, successivamente insegnerò nelle scuole superiori: ho sempre avuto idee chiarissime sul futuro!

D: Quali sono i suoi progetti letterari per il futuro?

R: Penso di pubblicare un nuovo libro, ma non ho ancora in mente quando. Per ora mi dedico a pieno al libro uscito di recente intitolato “Temeraria gioia”.

D: Quanto e cosa ha cambiato la poesia nella sua vita?

R: Ha cambiato tutto; rimane la mia via di fuga: quando perdo la direzione e non riesco a comprendermi riesco, attraverso la letteratura e la scrittura, a ritrovarmi.

D: Ha mai immaginato una vita senza poesia? Magari anche un giorno di abbandonarla?

R: Ho la costante paura che questo possa accadere. Per fortuna fino ad ora non mi ha mai abbandonata e spero che non lo faccia mai. È l’unica cosa che mi fa sentire viva, l’unica cosa a darmi un briciolo di identità.

D: Ci sono poeti da cui trai ispirazione, o qualcuno che l’abbia particolarmente affascinata?

R: Sì, partendo dalla classicità fino alla contemporaneità ce ne sono tantissimi; nell’ultimo periodo sono stata particolarmente legata a Montale per la poesia contemporanea, un altro autore che ammiro molto è Mario Benedetti. Inoltre adoro particolarmente l’area poetica Portoghese e quella Spagnola.



Due poesia di Eleonora Rimolo da “Temeraria gioia”
scelte e commentate da Renata Ciotti e Danilo De Petris


L’universo passa, intanto,
e da un foro
ci è concessa l’immagine
di questa lingua che vaga
pronunciando il suo infinito,
e il vero s’interra
lasciando una duna:
asciutto il tuo bacio
nella frazione del respiro.


È possibile interpretare questo testo come la descrizione del momento di un bacio. Ed è come se l’io lirico si ponesse al di fuori dell’Universo. Facendo riferimento “all’Universo” il pensiero insegue qualcosa di esteso, sottoposto allo scorrere continuo del tempo.
In particolare la tipologia del bacio (con la lingua) rimanda ad un contesto sensuale, ma in questo grande momento la verità non viene fuori, lasciando nella poetessa un senso di vuoto. Tutto ciò è rappresentato dalle “labbra secche” o dalla duna.


Amarti è di nuovo covare
la nausea del non capire,
è l’aver smarrito
il sentiero scavato
dell’aratro, è chiederti
quanti sono i superstiti,
spegnere la luce, abbandonarsi
nel sonno della strage.

La poetessa spiega cos’è per lei amare una persona: fa riferimento al sentimento dell’amore che ha ricominciato a sentire. L’amore le provoca nausea, ma è anche qualcosa che dà significato alla vita perché la sconvolge. Perdere la direzione, cioè il sentiero scavato dall’aratro, è consegnarsi all’amore. Pochi si salvano, da questo sentimento, e i più si abbandonano al “sonno” della “strage” ‘amorosa’.



di Renata Ciotti e Danilo De Petris





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